fibula ad arco a sanguisuga inornate MAEI_00061

Identificazione
Identificazione
Tipo schedaSCAN
Livello catalogazioneC
Codice univoco ICCD
Codice regioneLazio
Ente schedatoreUNIRM1
Inventario (beni mobili)MAEI_00061
Altro codice
Codice identificativoSAR_235976
Bene culturale
Bene culturale
Ambito di tutela MiCarcheologico
Categoria generaleBENI MOBILI
Settore disciplinareBeni archeologici
Tipo bene culturaleReperti archeologici
Categoria disciplinareABBIGLIAMENTO E ORNAMENTI PERSONALI
Definizione benefibula
Tipologia/altre specifichead arco a sanguisuga inornate
Localizzazione
Localizzazione
StatoItalia
RegioneLazio
ProvinciaRoma
ComuneRoma
Tipo di contestocontesto urbano
Collocazione specifica (beni mobili)
Denominazione contenitore giuridicoMuseo delle Antichità Etrusche e Italiche
Dati analitici
Dati analitici
Descrizione del beneStaffa originariamente simmetrica. Arco a sanguisuga ingrossato al centro, rastremazione accentuata. Superficie superiore lievemente schiacciata, superficie inferiore schiacciata. Profilo della superficie superiore eccentrico, di quella inferiore fortemente ribassato. Estremi divergenti. Molla relativamente ampia a due giri.
Notizie storico-criticheCessione dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (SAR)
Dati tecnici
Dati tecnici
Materia/tecnica-materiale compositobronzo
Misure
Tipo di misuralunghezza
Unità di misuracm
Valore3,4
Condizione giuridicaproprietà Ente pubblico territoriale
Provvedimenti amministrativi-sintesidato non disponibile
Interesse culturalebene di interesse culturale dichiarato
Situazionebene in uso
Stato di conservazionelacunosa; staffa lacunosa, ardiglione frammentario; il reperto è fortemente ossidato.
Restauri e altri interventiIl reperto ha corpo a superficie continua, ma sul ventre una traccia in negativo del chiodo distanziatore rettangolare; sul dorso, presso la sommità, un tassello di restauro dal contorno irregolare; la molla di restauro è stata applicata sulla superficie dell'estremità dell'arco per mezzo di un ribattino.
Documentazione
Documentazione
Documento
Tipo/supporto/formatofile digitale jpg
File immagine
Bibliografia/sitografiaIl Museo delle Antichità Etrusche e Italiche. I. La Protostoria, a cura di Luciana Drago Troccoli, Roma, Casa Editrice Università degli Studi di Roma La Sapienza, 2005, p. 67, n.60-61
Certificazione/Gestione
Certificazione/Gestione dati
ResponsabileCarlucci, Claudia (funzionario responsabile PMS)
(Chiara Martina Papa)
Anno di redazione2025
Profilo di pubblicazione1
NoteLa forma delle fibule a sanguisuga con staffa simmetrica o lievemente asimmetrica si articola in differenti famiglie tipologiche sulla base della morfologia e della sintassi decorativa.
Le fibule a sanguisuga più antiche, che fanno la loro comparsa nel primo quarto dell’VIII sec. a.C., sono caratterizzate da una staffa simmetrica di dimensioni contenute e da una decorazione dorsale e ventrale costituita principalmente da motivi a svolgimento trasversale. Gli stilemi e la sintassi decorativa ricordano quelli delle fibule ad arco ingrossato, spesso presenti negli stessi corredi, e inducono ad una lettura trasversale della decorazione.
Esemplari con queste caratteristiche sembrano, allo stato attuale delle conoscenze, particolarmente diffusi in Etruria e nell’agro falisco, mentre solo sporadiche attestazioni sono documentate per l’Italia settentrionale, il Lazio e la Campania, dove è rielaborato il tipo della fibula ad arco uniformemente ingrossato con schemi
decorativi sempre più complessi.
Da un punto di vista tecnologico si riteneva, fino a qualche anno fa, che la produzione più antica di fibule a sanguisuga fosse limitata a oggetti con arco pieno, ottenuti quindi per mezzo di una fusione in valve semplici, in assenza di un nucleo in materiale refrattario. La scoperta a Pontecagnano di due esemplari a sanguisuga con decorazione dorsale e ventrale, staffa simmetrica e arco espanso cavo, e di una fibula simile ma con arco poco espanso tra i reperti della Raccolta
Comunale di Tarquinia, sembra documentare l'impiego, tn un momento iniziale della produzione di questi oggetti, della tecnica a cera persa o di un procedimento misto.
L'evoluzione diretta di questa forma sembra essere stata quella a sanguisuga con staffa simmetrica o leggermente asimmetrica e decorazione limitata alla superficie superiore. Questa non compare mai in associazione con la foggia più antica, nè con i tipi caratteristici degli inizi dell'VIII sec. a.C. come le fibule a due pezzi con arco in ferro dritto e trifido o con gli esemplari serpeggianti con staffa a dischetto; spesso risulta invece associata con le fibule a sanguisuga con staffa lunga o a navicella. In base a tali constatazioni si può proporre, per il primo apparire di questa foggia, una datazione corrispondente all'orizzonte antico della seconda fase della prima Età del Ferro (IFellA).
Questa nuova foggia è ampiamente attestata nei contesti dell'Etruria e dell'Agro falisco in quelli dell’Italia settentrionale e del Lazio presenta una frequenza decisamente maggiore di quella arcaica, così come avviene in Campania limitatamente ai siti di Pontecagnano e di Sala Consilina. Alcune attestazioni si ricordano anche in Calabria e in Sardegna. Da un punto di vista tecnologico questa foggia seriore sembra caratterizzata da una sempre maggiore espansione del tratto centrale dell’arco e dal costante impiego della tecnica di fusione a cera persa.
Gli esemplari successivi, che si rinvengono in associazione con fibule a navicella, possono essere di due tipi: se di grandi dimensioni, hanno un arco cavo e una staffa leggermente asimmetrica; se piccole, allora risultano solide e presentano una staffa che progressivamente si allunga fino a diventare più lunga del corpo negli esemplari della fine dell'VIII e del VII sec. a.C. Si assiste ora all'introduzione di una decorazione che predilige una lettura longitudinale dei motivi presenti sull’arco, mentre la sintassi decorativa a svolgimento trasversale, derivata da quella delle fibule ad arco ingrossato, si arricchisce di stilemi più complessi: fasci di fitte linee anulari con motivo a zig-zag semplice o multiplo sovrapposto, fasce marginate da tratteggio obliquo con al centro cerchielli concentrici. L'areale della foggia in esame si estende dall'Italia settentrionale al Lazio con frequenti attestazioni nel Piceno e in Etruria.
L'assenza pressoché totale delle fibule con decorazione dorsale e ventrale nel Lazio meridionale e in Campania viene spiegata con l'esistenza, nella prima metà dell’VIII sec. a.C., di due differenti tradizioni artigianali: quella villanoviana, alla quale riferire l'elaborazione dei primi tipi di fibule a sanguisuga, e quella più genericamente centro-meridionale che mantiene, in questo periodo, il tipo della fibula ad arco unifonmemente ingrossato, a tutto sesto con staffa simmetrica larga, sviluppando schemi decorativi sempre più articolati. La foggia a sanguisuga con decorazione dorsale, sempre di tradizione villa noviana, si sarebbe diffusa in queste regioni solo a partire dal secondo quarto dell'VIII sec. a.C., riscontrando questa volta un discreto successo nel Lazio, al contrario della Campania dove, eccetto alcuni siti, il tipo compare quasi esclusivamente nella versione a staffa più lunga del corpo. Tuttavia il rinvenimento a Roma, in un contesto datato alla fase IIB2 locale - secondo quarto dell'VIII sec. a.C. - di un esemplare di fibula a sanguisuga con decorazione limitata alla superficie superiore dell'arco, potrebbe far riconsiderare quanto proposto riguardo alla priorità degli esemplari con decorazione dorsale e ventrale e alla provenienza etrusca della forma. Per concludere è opportuno riassumere brevemente i dati recentemente acquisiti pertinenti al rapporto tra tecnica di fusione e cronologia. E' tradizione comune degli studi che si sono interessati alle fibule a sanguisuga, a partire dal contributo di Peroni, di considerare gli esemplari con arco cavo, di dimensioni medie o grandi, recenziori rispetto a quelli che, per l'assenza di una qualunque apertura, vengono considerati privi di un nucleo in materiale refrattario. Questa considerazione si basa sulle associazioni osservabili nei contesti di rinvenimento e sulla costante presenza di una decorazione limitata alla superficie dorsale negli esemplari con arco cavo. Oggi, grazie alla scoperta dei due reperti di Pontecagnano e di quello di Tarquinia con decorazione dorsale e ventrale e nucleo in materiale refrattario poc'anzi analizzati, e a quella della fibula della tomba 22 dall’Esquilino, l'utilizzo sia della fusione a cera persa che della decorazione esclusivamente dorsale sembrano documentati in un momento non avanzato della produzione delle fibule a sanguisuga.
Lunghezza minima arco 3,4 cm; lunghezza massima arco 4,9 cm; altezza minima 2,4 cm; altezza massima 3,4 cm; diametro molla 1,0 cm.
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